Quando mi sono messo a disposizione della squadra che stava lavorando alla candidatura di Pierfrancesco Majorino alle primarie milanesi del centrosinistra Possibile ancora non esisteva.
Per me era il naturale sbocco di quanto fatto negli anni tra il 2011 e il 2015 e dei tanti incontri della primavera 2015 che portavano in tanti a convergere su questa candidatura.
Sono seguiti mesi intensi tra la costituzione del nuovo soggetto, la campagna referendaria e per l’appunto la lunga battaglia di Majorino per ottenere che si svolgessero le primarie a Milano quando il suo partito aveva già deciso un candidato unico da imporre fuori dalle primarie.
Poi mi impegnai (da semplice militante) tra agosto e ottobre per PEER Milano, una iniziativa trasversale e aperta a tutta la sinistra cittadina, interessata a ragionare soprattutto di contenuti. Una bella esperienza personale in cui mi sono sentito libero e accolto nella mia interezza da tutta la squadra che ha lavorato con me.
Mi pareva una possibile soluzione in grado di estendere “la partecipazione diretta” dei cittadini “e la scelta tra visioni alternative, promuovendo quelle che meglio interpretavano i principi contenuti nel Patto repubblicano” di Possibile. Ho conosciuto tanti amici nuovi e ho potuto lavorare con tanta gente che prima conoscevo appena: continuo a essere fiero di quell’esperienza.
La battaglia di Majorino per le primarie fu finalmente vinta a fine ottobre, quando il quadro si faceva più chiaro.
Poi però vennero gli stati generali di Possibile a Napoli e venne un voto (per quanto mi riguarda incomprensibile) con cui i delegati hanno deciso di ritenere incompatibile la sua partecipazione a coalizioni, liste, elezioni primarie, amministrative o politiche con forze che appoggino il governo Renzi.
A Milano viviamo di questa contraddizione da quando questo governo è nato: una comunità coesa che localmente ha governato per cinque anni con politiche innovative di sinistra e di successo (e non mi riferisco a Expo, mi riferisco alla qualità della vita dei cittadini) è profondamente divisa nel giudizio e nell’atteggiamento sul governo nazionale.
Cosa succederà nella prossima legislatura? Con Sala sindaco ci sarà un inevitabile appiattimento sulle logiche nazionali (basti pensare ai suoi atteggiamenti sui diritti dei lavoratori, sulla questione ambientale e sui diritti civili da AD di Expo). Se invece Sala non dovesse prevalere avremmo una continuazione di questo ibrido paradossale.
Ma Possibile ha deciso di non giocare questa partita né come partito, né lasciando liberi i propri militanti di decidere.
Da semplice militante, ho quindi dovuto inevitabilmente trarmi da parte e assistere da spettatore esterno a queste settimane decisive in cui non posso fare altro che constatare che Majorino sia cresciuto come profilo personale, abbia adottato una agenda moderna e di sinistra incardinata sulla promozione dell’uguaglianza e un programma ambientale da applausi. E continua a fare quello che dice (e viceversa). Un ottimo potenziale sindaco.
Da questo punto di vista così laterale, ho visto anche molti amici che quando Pisapia è entrato nella partita candidando Francesca Balzani, non si sono sentiti di continuare a sostenere Majorino. Credo che anche Balzani possa essere un ottimo sindaco, ma credo che la sua candidatura sia stata avanzata in un modo pessimo e in tempi ormai compromessi (e per questo motivo è stato del tutto inutile chiedere a posteriori a Majorino di farsi da parte).
In ogni caso faccio i migliori auguri a tutti gli amici che si sono spesi con grande generosità negli ultimi due mesi per Majorino e Balzani e li invidio un po’. Avrei voluto essere nelle condizioni di poterlo fare anche io.
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